Istrionico, autoironico, beffardo mattatore delle scene e delle grandi serate in tv nonché celebrato e iconico interprete della “sfortuna al gioco” in “Febbre da cavallo”. ll 2020 non smette di stupirci e addolorare: Gigi Proietti è morto nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Era uno dei volti più amati del cinema e del teatro italiano. Ricoverato d’urgenza in terapia intensiva in una clinica romana, l’attore si è spento per gravi problemi cardiaci. Con una carriera lunga più di cinquant’anni, era uno dei personaggi più noti al panorama dello spettacolo nazionale.

«Potrei esserti amico in un minuto, ma se non sai nun sai ride mi allontano. Chi non sa ride, mi insospettisce», dichiarava, con la sua risata contagiosa e la grande voglia di far sorridere gli altri.

Era nato il 2 novembre 1940

Gigi Proietti nasce il 2 novembre 1940 a Roma; diplomato presso il Liceo Ginnasio Statale “Augusto” di Roma, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, sotto previo consiglio del padre Romano, per poi abbandonarla a soli sei esami dalla laurea. Dopo aver lasciato gli studi, decide di iscriversi ad un corso di mimica del Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli ed è grazie a lui che esordirà nel 1963 in “Can Can degli italiani”. Nel 1964 veste i panni dell’upupa nella rappresentazione de “Gli Uccelli” di Aristofane e nel 1968 ottiene ruoli da protagonista porti in scena dal Teatro Stabile de L’Aquila; tra questi Il dio Kurt di Alberto Moravia.

Nel 1966 lo vediamo catapultato nel cinema in un episodio de “Le piacevoli notti”, ma è Tinto Brass a volerlo come protagonista nel suo film “L’urlo” del 1968, presentato al Festival di Cannes. L’inaspettata e improvvisa opportunità arriva nel 1970, quando è chiamato a sostituire Domenico Modugno nel ruolo di Ademar nel musical “Alleluia brava gente” di Garinei e Giovannini. Nel 1974 è al fianco di Carmelo Bene nel dramma di Sem Benelli “La cena delle beffe”; dal 1976 stringe un legame affettivo e lavorativo con Roberto Lerici, con il quale scrive e dirige i suoi spettacoli: “A me gli occhi, please” del 1976 – riconosciuta ancora oggi come una delle prove teatrali più riuscite di sempre –, e “Attore amore mio” del 1982, per citarne alcuni.

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By ninja

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