Sono moltissime le figure femminili del passato più o meno recente, scrittrici, poetesse, artiste, scienziate, che la storia ha dimenticato o ricordato soltanto in quanto sorelle, amiche, amanti, mogli di uomini celebri i quali, con la loro personalità e fama, hanno eclissato in vita e anche post mortem le altrettanto, se non di più, talentuose parenti o compagne.

Quando si scopre una di queste donne deliberatamente cancellate, relegate nell’ombra, vittime di un’ingiusta damnatio memoriae non si può che essere grati a chi si è dedicato con passione e impegno a studiarne la vita e le opere nella volontà di restituire al pubblico, sganciata da etichette squalificanti, la loro vera identità.

È quindi oltremodo meritoria la pubblicazione della prima antologia in lingua italiana e non solo di opere di Beatrice Hastings (1879-1943), tradotte con sensibile competenza da Matilde Cini: un’ampia scelta che spazia dalle poesie ai racconti d’Africa, dagli articoli a un breve romanzo autobiografico, dalle favole alle novelle, comprendendo anche l’imprescindibile Woman’s worst enemy: Woman, un dossier di otto articoli, uscito come allegato al «The New Age» nel 1909, che può essere considerato il suo manifesto del femminismo.

Analizzando la vita avventurosa e tormentata di Beatrice Hastings, il cui vero nome era Emily Alice Haig, emerge un prepotente istinto di libertà fin da piccola, che si traduce quasi subito nel ribelle impulso all’autonomia in ogni campo e, più avanti, nello spirito di opposizione nei confronti delle regole e delle convenzioni. La cifra del conflitto, dell’esistere e dell’andare contro corrente, di cui pagò consapevolmente il prezzo, permea tutte le sue esperienze e i suoi testi, che sono estremamente variegati e nei quali sperimenta una rara pluralità di stili, linguaggi e generi.

Vive come scrive, Beatrice, perennemente «in full revolt» (da questa sua espressione, apposta su una fotografia del 1896, è tratto il titolo del volume), con una sete di assoluto, un coraggio e una capacità di scandagliare nelle pieghe dell’animo umano che ne fanno una donna eccezionalmente colta e originale, empatica, trasgressiva, eccentrica, e al contempo spesso sola e isolata da quella generazioni di intellettuali e artisti che pure l’aveva accolta ma che faticava a riconoscerne l’autentico talento. “Inattuale” come gli animi eccessivi, divergenti e profetici, dedicò tutta se stessa alla scrittura ed è lì prima di tutto che la sua caleidoscopica personalità va cercata e indagata. Gli articoli per i giornali, tra cui spiccano quelli per il «The New Age», la rivista più all’avanguardia di quegli anni in Inghilterra con cui collaborerà fino al 1920 prima da Londra e poi da Parigi, facendosi anche testimone della Prima guerra mondiale, sono un’eredità fondamentale per la storia del femminismo e non solo.

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By ninja

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