«Due film in Puglia e contemporaneamente uno a Roma: si percepisce un senso di ripartenza, non proprio di normalità, ma è bellissimo essere tornati sul set, mi sento grata». L’attrice Giulia Bevilacqua, dal set in Puglia della serie in costume “Più forte del destino” in cui è impegnata accanto a Laura Chiatti e Dharma Mangia Woods, racconta il ritorno al lavoro con due bambini piccoli, Vittoria, due anni e mezzo, ed Edoardo, nato a maggio 2020. «Sono stata quasi un anno e mezzo senza lavorare – spiega – per la gravidanza ma anche per questo terribile anno che abbiamo vissuto, e il lockdown ha amplificato quelle sensazioni e fatiche fisiche che si provano nell’essere mamma 24 ore al giorno. La maternità è bellissima, ma mi è mancato il lavoro, che è un altro tipo di gratificazione».

Una sensazione che conoscono bene molte donne, a prescindere dalla professione, ancora troppo spesso costrette a scegliere part-time non desiderati quando non addirittura alle dimissioni. Secondo l’Istat, per quanto la percentuale di madri e padri che dichiarano difficoltà a conciliare lavoro e famiglia sia pari (rispettivamente 35,8% e 34%), ad aver modificato qualche aspetto dell’attività lavorativa sono il 38,3% delle donne rispetto all’11,9% degli uomini. «La maternità ha lo stesso significato qualsiasi professione una donna svolga. Non è un ruolo, ma è uno stato da vivere, da conciliare con la professione. In generale è il lavoro a non essere strutturato per dei genitori. Nel caso della professione di attrice, gli orari non sono molto diversi da quelli di qualunque professionista. Forse all’esterno non si pensa che anche il nostro lavoro sia così impegnativo» sottolinea Giulia Bevilacqua.

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Tra le categorie più penalizzate da questo anno di Covid-19, i lavoratori dello spettacolo hanno subito un impatto dovuto non solo alla pandemia, ma alle fragilità del sistema professionale. Sono nate in questi mesi diverse iniziative a supporto della categoria, tra cui l’Associazione Unita, di cui Bevilacqua è socia fondatrice: «Con Unita stiamo cercando di batterci per avere più riconoscimenti e diritti. Ad esempio ci sono poche tutele per chi ha scelto di essere attrice e mamma. L’orario di lavoro non è pensato per un genitore, i sussidi sono pochi».

Per citarne uno, il Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori, ha istituito un Fondo Artiste Madri, che prevede un contributo una tantum di 4.000 euro per le aventi diritto diventate mamme, oppure che abbiano adottato o avuto in affido pre-adottivo un figlio. «Si potrebbe fare molto di più . La maternità sui set ancora è vista come una malattia. Io stessa ho dovuto rinunciare a dei ruoli per la gravidanza, anche se non era così evidente e avrei potuto benissimo lavorare» conclude l’attrice.

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By ninja

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