Ora che se n’è andata per sempre, si è spenta davvero quella luce che era una delle sue qualità più rare. Anche quando, ormai fragile più che mai in quella recente, benedetta masterclass su Giselle voluta da Manuel Legris si muoveva tra i giovani ballerini scaligeri per regalare loro momenti di sapienza interpretativa, spiccava quella luminosità rarefatta, unica, delle vere stelle.

Oggi quei video sono l’ultima testimonianza del magistero di un’artista che non solo ha segnato la storia della danza del secondo Novecento ma soprattutto, in un’Italia che si stava svegliando alla modernità grazie a nuovi artisti e intellettuali, ha incarnato l’idea che anche la danza fosse una forma artistica alta, capace di ispirare i massimi poeti italiani (celebri le poesie a lei dedicate da Montale o da Eduardo) e geniali registi (Visconti, Fellini e Bolognini, tra questi).

Un’arte fortificata dalla fatica

Eppure “la” Carla era anche altro dall’eterea musa evanescente immortalata in nuvole di tulle impalpabili studiati appositamente – il grande artigianato teatrale – per accrescere la sua natura eterea e appunto lucente di danzatrice romantica. Quando l’ascoltavi parlare balzavano evidenti i segni del duro lavoro, della fatica tenace e caparbia, della forza di volontà con cui giorno dopo giorno affrontava la routine fisica dell’allenamento e delle prove.

Usava spesso dire: «bisogna rimboccarsi le maniche» e in quella frase si indovinava come lavorare – appunto “faticare” – fosse il motore per arrivare, ma anche un monito a rimanere sempre con i piedi per terra, non dare niente per scontato, piuttosto fare ogni giorno il proprio dovere per guadagnare “la pagnotta” e soprattutto dignità. La politica del “fare” piuttosto che dell’apparire, insomma.

Addio a Carla Fracci, ha danzato con i più grandi

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Il successo di una figlia del popolo

Certo questa concretezza le derivava dalle ben note origini operaie, che contribuirono a farle avere ben presto un consenso popolare mai visto prima di allora in Italia nei confronti di una danzatrice, ma era anche l’ingrediente essenziale del suo fascino elusivo e misterioso, che fece scrivere al critico musicale Lorenzo Arruga (nel più bel libro su lei) di come «da tutto» si rivelava «come un personaggio intenso e complesso, che si esprime in semplicità confortante».

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By ninja

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