Negli ultimi cent’anni – però, si sa – le cose sono cambiate. E tuttavia La spia perfetta ha una caratura tale, per dirla ancora nel linguaggio di chi tratta gioielli e preziosi, da imporsi all’attenzione di chi «giudica e manda secondo ch’avvinghia»; ed è anche un libro scritto con l’intento evidente di chiudere una partita con amici e nemici dicendo una volta per tutte «la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità» su se stesso. Cosa che potrebbe apparire piuttosto problematica al lettore consapevole di avere a che fare con un maestro del doppio e del triplo gioco, nella vita e nell’arte.

La biografia autorizzata di Adam Sisman

Quel che racconta le Carré in La spia perfetta trova riscontro nella biografia autorizzata di Adam Sisman, John le Carré: A Biography (Bloomsbury, 2015). Ma si sa: un conto sono le informazioni – i dati, le date e i fatti – e un altro è la narrazione, ovverosia il gioco di specchi, gli echi e le associazioni di idee – le latebre del cuore umano – nelle cui profondità il lettore viene a trovarsi quando si imbatte in libri di un certo peso. I carati di cui sopra.

La spia perfetta è emblematico ma è solo uno dei tanti manufatti di grande valore in mostra nella vetrina della pregiata “Gioielleria le Carré”, la qualità dei cui prodotti – bisogna dirlo – sono stati gli americani, che pure le Carré non ha mai amato, a riconoscere in primis.

Nello specifico, La spia perfetta riprende una serie di motivi – i tempi della narrazione, la complessità dell’architettura, il profilo dei personaggi e i loro dilemmi morali – dal modello del Buon soldato di Ford Madox Ford. Scrittore di cui a suo tempo aveva avuto peraltro modo di scrivere: «Vorrei essere come lui. Seduto a parlare davanti al camino sapendo che, se chi mi ascolta si agita sulla sedia, è proprio così che le cose devono andare. Io sono uno che racconta delle storie e so che c’è un mucchio di gente che ama sentirsele raccontare».

In comune con Ford, le Carré aveva peraltro l’amore per la lingua e la letteratura tedesca; e, in filigrana, nel tessuto di questo quasi inverosimile tour de force autobiografico, c’è L’avventuroso Simplicissimus (1668) di Hans Jakob Christoffel von Grimmelshausen che è il libro-codice del protagonista, la spia Magnus Pym, e un possibile suggerimento per noi che ne leggiamo la storia.

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By ninja

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