Un “Baudelaire delle immagini metropolitane” tra drogati, prostitute emarginati, solitudini infinite e desolazioni d’ogni genere. “Underground” si intitolano i suoi progetti più blasonati, perché al buio illuminato e cocente delle gallerie, novelli gironi danteschi, dove sfrecciano i treni di Tokyo, New York, Milano, Berlino, New York, Londra, Calcutta, Mexico City, Mosca, Madrid, Parigi, aveva incontrato gli sconosciuti con cui ha rappresentato come pochi altri “l’abisso”. Un orrido che Marco Pesaresi aveva conosciuto ben prima di quel dicembre di venti anni fa in cui si è lasciato morire nelle acque della sua Rimini.

Dedica al “sole”

Aveva dedicato il libro cult della sua mostra al “sole”, lui che per le sue foto, novello Orfeo, aveva scelto di ridiscendere all’Ade contemporaneo dei metrò.

Mi si consenta una breve digressione. Percorrevo su un bus le vie della sua città, quando la notizia della sua tragica fine mi raggiunse per caso di bocca in bocca. Lui era appena morto e io facevo ritorno a pochi passi dalla sua casa a Torre Pedrera. Rimasi attonito e incredulo, sperando in un errore. La madre Isa, ne avrebbe avuto uno strazio che dura ancora netto, quotidiano, pur nella sua indomita forza. Ora mi appare assai strano che la sua Rimini, che ha appena rinnovato il suo lungomare nord, non gli dedichi una via o un angolo. O perché no, un viale sul lungo mare?

Ritratti riminesi

Struggenti e malinconici sono i suoi ritratti riminesi, così lontani dall’euforia vacanziera che caratterizza la Riviera.Bellissimi. Come potentemente evocativo è il suo lungo trascorso sulla “Transiberiana”. Eppure è con “Underground” – che questa mostra ripropone a distanza di quasi vent’anni dalla sua prima – che Pesaresi ha raggiunto la vetta del suo incedere solitario. Un doloroso eppur luminescente viaggio metropolitano, il reportage curato all’epoca dall’Agenzia Contrasto in occasione della Triennale di Milano nel 2002 ed esposta, nello stesso anno, a Palazzo del Podestà di Rimini, che finalmente torna nel progetto di Savignano Immagini.

L’allestimento, a cura di Denis Curti e Mario Beltrambini, è composto di 84 fotografie originarie, che sono state nel frattempo conservate presso l’archivio di Palazzo Vendemini.

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By ninja

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