È quello che è stato fatto negli ultimi decenni da maestri come Garin, Severino, i quali hanno situato Gentile nella riflessione del Novecento, chiarendone la dimensione di «filosofo europeo», come si intitola un bel libro di Salvatore Natoli. Ed è in questa direzione che si inserisce la pubblicazione di un gruppo di inediti di Gentile sulla morte e l’immortalità risalenti a diversi periodi, ma tutti concentrati, a partire dal 1909, appunto sul problema della morte: e già questo è un elemento su cui occorrerebbe riflettere.

«Perché», come scrive Gentile, «il difficile non è concepire l’immortalità, ma la morte. L’immortalità è identità, la morte differenza (corruzione)». Ma, prosegue, è «lo stesso concetto di immortalità cioè della vita» che «racchiude in sé una difficoltà», in quanto «racchiude, come suo momento, il concetto della morte. Non si vive, conclude, se non morendo continuamente». E questo perché «la realtà non è (dell’essere di Parmenide), ma diviene in quanto è spirito, autoctisi, causa sui […]. Quindi l’immortalità non di una realtà che è, ma di quella che diviene. L’immortale non è nato già, ma è eternamente sé sul nascere».

La questione dell’immortalità, precisa, non è in quanto tale una questione religiosa. «L’uomo pensa (o agisce) affermando la propria libertà» e «afferma la propria immortalità, introducendosi nel flusso compatto delle cose transeunti, e fermando il tempo con l’arte, il vero […] il valore, e facendo brillare nella tenebra delle cose il proprio eterno essere o fare». Non si può però sapere che cosa è l’immortalità, senza sapere cosa è la morte: essa è «cessar di essere», mentre «l’immortalità è l’attributo della vita». «La morte è l’astratto, di cui il concreto è la vita: la vita irrigidita nella sua oggettivazione. Oggettiviamo noi a noi stessi: ed ecco il ribrezzo della morte. E oggettivare è staccare il passato dal presente».

Di Gentile si conoscevano le intense pagine sulla morte comprese in Genesi e struttura della società, la sua ultima opera; ma questi inediti permettono di comprendere come e quanto il problema della morte e dell’immortalità l’abbia coinvolto in modo costante, profondo, sofferto.

Fra tante pagine degne di interesse, oltre a quelle sull’individuo, spiccano quelle sull’«impazienza dell’agonia e l’immortalità dell’anima», risalenti ai suoi ultimi anni, veramente straordinarie, oltre che per acutezza teorica, per la sensibilità che dimostrano.

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By ninja

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