Gatti in posa di sfingi, stele istoriate, monumenti contro l’effimero, obelischi inquietanti e su tutto plasticamente in rilievo le reinterpretazioni bronzee del mito greco-latino. Alla Fondazione Accorsi-Ometto è di scena il contemporaneo con la raffinata e colta mostra dedicata all’artista franco-ceco Ivan Theimer. L’esposizione curata da Marco Meneguzzo pone in risalto le caratteristiche espressive dell’artista, così fortemente segnate da una simbologia “misterica” quasi da iniziati.

“Si scava nel passato, si scava nella memoria, si scava nel sottosuolo – della terra, ma anche dell’essere -, e ciò che si trova è una “memoria sintetica” del tempo. Questa memoria non si può che rappresentare attraverso il simbolo, che è molto,molto di più di una metafora, perché se questa è uno slittamento da un’immagine a un’altra, il simbolo è uno scrigno fatto di relazioni multiple tra significati, variabili contemporaneamente nel tempo e nello spazio” spiega il curatore.

Orfismi bronzei

Orfismi bronzei si condensano in attimi baluginanti di richiami, echi, sottintesi; con il mito sempre in agguato che si fa vettore di sommovimenti e interpretazioni psicologiche. E sebbene tutto è effimero, il bronzo dei monumenti resta, è fatto per durare nel tempo. “La sua vita e il suo lavoro sono l’incontro di due aspetti: uno, minoritario, di rappresentazione della realtà e uno, preponderante, di allegoria, metafora, mito, simbolo. E un simbolo caro a Theimer è proprio quello del mito”.

Obelischi, stele, tartarughe e bambini, tipici della sua produzione scultorea, contribuiscono a dare corpo e senso al titolo della rassegna – “Selva simbolica” – in cui l’accento critico è posto sull’aspetto simbolico della sua opera, ma anche sul suo sviluppo plastico in verticale – la “selva” appunto, con le sue tipologie ripetute – che si riverbera nel cortile e nelle sale arredate del Museo.

Il percorso

Nel cortile del Museo Accorsi-Ometto una serie di obelischi fa da cornice a un gruppo di bambini che “gioca”. Su di essi trionfa la scultura di Arione, un unicum nella produzione dell’artista. La galleria del Museo, invece, è dedicata ad alcuni quadri caratterizzanti la prima produzione dell’artista, i cosiddetti “trous”, buchi, e a una serie di disegni su carta. Dopo la Sala Tartaruga dedicata a Ercole e al suo mito, il Salone cinese vede la rappresentazione scenografica della “selva simbolica” con le opere concentrate al centro e svettanti sin quasi a toccare il soffitto, creando una sorta di foresta di obelischi. Un gatto che sormonta un’erma trova il suo corrispondente “reale” in un gatto di terracotta. L’allestimento di questo ambiente mira così a creare uno spazio etereo, ma coinvolgente che consente di isolare lo spettatore dallo spazio museale. La sala attigua è occupata da altre opere bidimensionali dell’artista come i d’après di grandi pittori del passato e dal bozzetto del monumento per il bicentenario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, eretto in Champ de Mars a Parigi, nel 1989.

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By ninja

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