Lei era la moglie di un banchiere, bella, colta e sensibile. Lui un poeta di grandi speranze, chiamato a educare il figlio di lei. Tutti e due avevano meno di trent’anni, in un mondo che stava cambiando. Quando la loro relazione oltrepassò il limite tollerato, lui fu costretto a lasciare il posto da precettore e la casa del banchiere. Si trasferì in una cittadina limitrofa, ma non rinunciò a vederla. Continuarono a incontrarsi in segreto, si scambiarono lettere appassionate, si raccontarono i giorni, le ore e i minuti trascorsi in reciproca attesa.

L’amore tra Susette Borckenstein-Gontard e Friedrich Hölderlin è entrato nelle cronache letterarie e ha acceso nel tempo la fantasia di artisti e scrittori. Come immaginare un triangolo amoroso più struggente e drammatico di quello che oppone il denaro all’ideale dell’arte? Da una parte un poeta che finirà i suoi giorni nell’isolamento e nella follia; dall’altra un banchiere che aveva scelto come motto «Les affaires avant tout». Tra loro una giovane donna, madre di quattro figli, che suona il pianoforte, disegna, legge e scrive. E si innamora perdutamente.

Il poeta si allontana

Non sarà l’amore a trionfare. Il poeta si allontana definitivamente dall’amata e dalla città, alla ricerca di un nuovo sostentamento economico, iniziando quel percorso tormentato che lo porterà nel giro di qualche anno all’obnubilamento mentale, mentre la donna, minata da una malattia ai polmoni, muore di rosolia. Il banchiere non tarderà a risposarsi.

Rimarranno le lettere di lei, qualche abbozzo di quelle di lui, gli scritti ispirati da questa relazione clandestina. Rimarranno ricostruzioni fantasiose, aneddoti poco credibili, speculazioni senza fondamento. Intorno al destino infelice di Friedrich e Susette si scriveranno romanzi, drammi e poesie, si gireranno film, si diffonderà l’aura di un amore tragico perché assoluto. Le pagine lasciate in bianco dagli scarni documenti pervenuti saranno riempite di immaginari dialoghi. Già nell’Ottocento le icone stilizzate dei due amanti appaiono congiunte, in una sorta di doppio medaglione.

Diotima

Presto la figura storica di Susette Gontard sarà identificata con il personaggio letterario di Diotima, così come Hölderlin lo rappresenta nel romanzo Hyperion e altrove nei suoi versi. E quando nel Novecento le lettere di lei saranno finalmente «ritrovate» – ovvero strappate al riserbo imposto dalla morale corrente – gli editori troveranno opportuno pubblicarle sotto il titolo Le lettere di Diotima, quasi che a scriverle non fosse stata davvero una donna in carne e ossa, ma una proiezione letteraria, un’ombra del poeta, o meglio la sua «musa ispiratrice».

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By ninja

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