L’edizione Italo Svevo è molto bella, un oggetto prezioso da bibliofili, con le pagine intonse che danno l’impressione di trovarsi davanti a un volume di Poe o Lovecraft, fatto con cura artigianale e trovato nell’antro di un libraio dove il telefonino non prende. Le pagine sono “intonse” e vanno qui tagliate procedendo nella lettura. E’ quasi un peccato pugnalare la carta e si consiglia l’uso di un tagliacarte.

Per restare nell’attualità tra i punti di riferimento del romanzo di Labbate c’è Liberami, il docufilm di Federica Di Giacomo, premiato a Venezia, sulla figura di Padre Cataldo Migliazzo, esorcista francescano a Palermo, che combatte nonostante gli anni l’onda dei nuovi posseduti. Un fenomeno in crescita, analizzato ad ampio raggio – partendo dalla notte dei tempi – da Francis Young, in uno studio intitolato Possessione (Carocci), dove Cipriano di Cartagine (210-128) e Gabriele Amorth (1925-2016) si ritrovano agli estremi della stessa storia.

Padre Cataldo

Padre Cataldo riceve, ascolta e seleziona la massa di persone che si rivolgono a lui, discernendo chi ha un disagio psichiatrico da chi è veramente posseduto, secondo l’autorità conferitagli dall’arcivescovo di Palermo e primate di Sicilia. Nonostante siano persone circondate e protette dalla famiglia, i posseduti sembrano maledettamente soli di fronte al Male. Come profondamente soli sono l’esorcista e la detective del romanzo di Labbate.

Se l’approccio di Liberami è nel segno del cinema della realtà, scabro e discreto mentre si avventura nelle distrette del male, Spirdu cresce e si sviluppa da un impasto linguistico gaddiano dove termini dialettali e neologismi del “gotico siciliano” fanno lievitare la base di un italiano ricco e classico. Il gotico si fa così nello stile barocco, ma è il barocco dei trionfi della morte, dei lampadari fatti con le ossa umane nelle cripte dei Cappuccini.

Il Male è ovunque nella piana di Gela, lo avvolge come una nebbia devastante e non risparmia neanche un filo d’erba. Lo sforzo stilistico è indubbiamente notevole e trascina il lettore nei territori di uno sperimentalismo dove la Sicilia nera del Consolo di Nottetempo si fonde con il sud di Santuario di Faulkner. A partire dal nome dell’esorcista, che sembra preso dall’organigramma di una setta americana, tra il biblico di Jedediah e quel Faluci che evoca implicitamente l’impossibilità di riportare nel mondo il chiarore aurorale e puro della Genesi.

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By ninja

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