Il personaggio Carrère si trova a un seminario di Vipassana e vuole scrivere un arguto libro sullo Yoga. Pochi giorni dopo però è costretto a tornare a Parigi. Da anni credeva di aver trovato la pace interiore e proprio ora, per motivi che non sappiamo e forse hanno a che fare con la moglie, ma che soprattutto dipendono dal suo bipolarismo, finisce in un ospedale psichiatrico in preda alla follia.

Qui tocca le viscere del malessere umano in tutta la sua bruttezza e il suo patetismo. Infine c’è un’estate in cui, ancora pieno di inquietudine, abbandona la famiglia in vacanza per tenere un corso di scrittura per rifugiati minori nell’isola di Leros. A questi sedicenni dalle storie tragiche e la splendida lucidità riuscirà a donare un po’ di sé e del suo yoga.

Per quanto sfilacciato possa sembrare, Yoga ripercorre esattamente il “viaggio dell’eroe”, con una partenza, un viaggio colmo di insidie e un ritorno. Più volte torna un’immagine che dà conto di questo apparente sfilacciamento: “All’inizio del viaggio, la montagna in lontananza sembra una montagna. Nel corso del viaggio cambia continuamente aspetto, somiglia a mille altre cose ma non a una montagna. Alla fine del viaggio è di nuovo una montagna, ma ci appare diversa: è la montagna”.

Montagna

E la Montagna, in questo caso, è lo Yoga. Prima è raccontato con la serenità di un uomo, occidentale e benestante, che ha cercato di integrare in sé quel concetto orientale; poi c’è il suo totale rifiuto; infine c’è l’integrazione vera e lo Yoga è ormai completamente diverso da quello delle prime pagine del libro, eppure è lo stesso. A volte si crede che basti avere vissuto o visto una storia interessante e raccontarla “così com’è” per dire qualcosa di vero. Ma è per artificio, per magia, che quella verità riesce a trapelare. Carrère non parla della propria “esperienza” e quindi è uno scrittore: sarebbe un cattivo scrittore. Ne scrive perché è uno scrittore. Il suo compito è lavorare con il “materiale a disposizione” e farne qualcosa di universale, in cui sia inscritto lo yin e lo yang, il pieno e il vuoto, della Vita di ognuno.

Yoga non sarà forse il migliore dei suoi libri, ma se invece di chiedersi quanto tempo abbia passato davvero a Leros ci si chiede se questo libro parli dell’Uomo – dell’Uomo in generale, e dell’Uomo oggi – allora la risposta è sì: grazie all’artificio ne parla e non mente.

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By ninja

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