Valerio Lundini ed Emanuela Fanelli sul palco del Giffoni Film Festival (ph Carla Celentano)

Volendo continuare con le domande serie: il comico si usura molto in fretta. Quando eravamo bambini adoravamo i film di Bud Spencer e Terence Hill. Se li fai vedere a un ragazzino di oggi li troverà noiosi, mentre magari apprezzerà i fumetti di Sio o

Una pezza di Lundini

. In che direzione sta andando la comicità italiana?
(Lundini) «Verissimo il fatto che la comicità si usura. Succede un po’ anche per le arti figurative, mentre non succede con la musica: un pezzo jazz degli anni Trenta, messo oggi, può suonare molto contemporaneo. Pensiamo invece alla comicità politica, la prima a scadere: chi vuoi che la capisca oggi la parodia di un politico di quarant’anni fa. Così come scade la comicità che insiste sui tabù: caduti quei tabù, chi vuoi che rida su quelle battute».

Emanuela Fanelli (Ph Carla Celentano)

Il demenziale, al contrario, sembra un linguaggio molto contemporaneo…
(Lundini) «È così, se non diventa troppo autoreferenziale. Prendi il caso di Nino Frassica, una specie di padre per i comici della mia generazione. La sua è una comicità giocata sull’errore che funzionava negli anni Ottanta e riesce efficacissima oggi. Poi ci sono le eccezioni a questo discorso: Totò, per esempio, è un archetipo per chi fa il nostro mestiere. Lo abbiamo studiato a lungo, per esempio, nella scrittura di 610».

Che ruolo gioca il web in tutto questo processo?
(Fanelli) «Il nostro non è un programma pensato per il web. È clippabile, ha avuto una seconda vita sul web, ma non è nato per quello».
(Lundini) «Dirò di più: trovo noiosi molti comici che si vedono sul web. Ripetitivi, in alcuni casi».

Giovanni Benincasa, autore di «Una pezza di Lundini» (ph Carla Celentano)

Di

Una pezza di Lundini

si dice che è un programma demenziale, a tratti surreale. La sensazione però è che, infilata in mezzo al nonsense, ci sia la critica sociale: siete stati i primi a eseguire in tv

Balletti verdi
, usando il beat italiano per parlare di discriminazione Lgbt. I monologhi della Fanelli si portano spesso dietro il tema della discriminazione di genere. Sorprende che in Rai abbiate avuto tanta libertà di manovra… Non è che, in fondo, vi lasciano andare in onda perché non sempre colgono tutti i vostri riferimenti?
(Lundini) «Rispondi tu»
(Fanelli) «No, rispondi tu»
(Lundini) «Rispondi tu. No? Rispondo io… sì, effettivamente…»
(Fanelli) «Effettivamente alcune volte pure noi ci siamo detti: questa non la manderanno mai in onda. E invece no: la hanno mandata in onda».
(Lundini) «Mettiamola così: la cosa che abbiamo capito è che non ha senso chiedere prima il permesso. Tu fai una cosa e la presenti, perché ti convince, perché fa ridere innanzitutto te».
(Fanelli) «Mettiamola così: in Rai si fidavano di Giovanni Benincasa. Fossimo stati solo noi due, ’sti due matti, non ce l’avrebbero mai fatto fare un programma del genere».
(Lundini) «Boh. A me forse sì…»

Insomma: Una pezza di Lundini è stato un successo. Ma grazie alla Rai o nonostante la Rai? La risposta non può che essere di Benincasa: «L’una e l’altra cosa insieme». Nella migliore delle tradizioni della Tv di Stato italiana.

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By ninja

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